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	<title>News &#8211; Birra Artigianale Siciliana</title>
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	<description>Birra Artigianale Ribelle fino all&#039;ultima goccia!</description>
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	<title>News &#8211; Birra Artigianale Siciliana</title>
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		<title>Il Processo Produttivo della Birra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[adriano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 17:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>Le Materie Prime &#8211; Malti</h2>
<h3>Cos&#8217;è il Malto?</h3>
<blockquote>
<p>“Malto deriva dall’inglese maltche a sua volta deriva dal sassone mealt(diciogliersi). Nell’inglesemoderno sciogliere si dice to melt”</p>
</blockquote>
<p>l malto è il prodotto della germinazione del cereale portata prematuramente a termine attraverso l’essiccazione. Il malto è l’ingrediente fondamentale della birra perché possiede gli enzimi necessari alla conversione degli amidi e delle proteine. Con l’utilizzo di soli cereali non maltati la produzione di birra come la conosciamo oggi sarebbe impossibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><img loading="lazy" class="wp-image-207471 size-full aligncenter" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/mailto.jpg" alt="" width="531" height="389" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/mailto.jpg 531w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/mailto-480x352.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 531px, 100vw" /></h4>
<p>&nbsp;</p>
<h3>IL PRINCIPIO DIETRO LA PRODUZIONE DEL MALTO</h3>
<p>Quando la pianta germina dal seme cresce consumando energia. Questa proviene dalla combustione enzimatica degli zuccheri presenti sotto forma di amido nel seme. Questo fino a quando la pianticella non è in grado di emergere dal terreno e di iniziare a il processo di fotosintesi sfruttando l’energia della radiazione solare per produrre zuccheri, le cui eccedenze immagazzina poi sotto forma di polimeri del glucosio (amidi, cellulosa,…).</p>
<h4>ALTRI CEREALI USATI NELLA BIRRA</h4>
<p>Nella produzione della birra quello d’orzo è il malto dal quale non si può prescindere (anche a livello legale, perché cioè la si possa chiamare birra). In proporzioni solitamente più basse rispetto a quella del malto d’orzo, per alcuni tipi di birra si possono usare percentuali di malti prodotti con altri cereali, tra cui:</p>
<ul>
<li>Frumento</li>
<li>Farro</li>
<li>Segale</li>
<li>Avena</li>
<li>Riso</li>
<li>Mais</li>
<li>Miglio</li>
<li>Sorgo</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_1  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3>COME SI PRODUCE IL MALTO?</h3>
<p>Il processo di maltazione si compone di queste 6 fasi fondamentali:</p>
<ul>
<li>Deposito (sono necesssari 6 mesi per portare a termine la fase di dormienza prima della germinazione)</li>
<li>Cernitura (calibrazione dei dei semi)</li>
<li>Pulitura (rimozione di corpi estranei come pietre, ramoscelli, ecc.)</li>
<li>Idratazione e areazione</li>
<li>Germinazione</li>
<li>Essiccatura</li>
<li>Deposito (sono necessari altri 6 mesi (solo nel caso dei malti diastatici, ovvero ricchi di enzimi)</li>
</ul>
<p>Tutti i tipi di malto vengono sottoposti a questo processo</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207469 alignnone size-full" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/malto.jpg" alt="" width="1024" height="644" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/malto.jpg 1024w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/malto-980x616.jpg 980w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/malto-480x302.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_2  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3>MALTI CHIARI O DI BASE</h3>
<p>Il malto prodotto seguendo questi passaggi è un malto nel quale sono preservate le forme attive degli enzimi ed è quindi pronto per essere utilizzato nell’ammostamento per la produzione del mosto. Questi malti sono detti diastatici.</p>
<p>Esempi di malti di base sono:</p>
<ul>
<li>Pils</li>
<li>Pale</li>
<li>Vienna</li>
<li>Monaco</li>
</ul>
<p>Questi malti di norma rappresentano il principale apporto di sostanze proteiche e fermetabili nel mosto e ne costituiscono in genere gran parte della</p>
<h3> </h3>
<h3>COME SI PRODUCE IL MALTO?</h3>
<p>Alcuni malti subiscono ulteriori fasi di processazione e sono detti malti speciali. I malti speciali vengono usati per conferire aroma, sapore e colore alla birra. Questi vengono prodotti, a seconda del tipo di malto che di desidera ottenere, attraverso uno dei seguenti processi:</p>
<ul>
<li>Tostatura</li>
<li>Cristallizzazione (o caramellizzazione)</li>
<li>Affumicatura</li>
<li>Acidiﬁcazione</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_3  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3>HUMULUS LUPULUS</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207476 size-full aligncenter" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/lupolo.jpg" alt="" width="503" height="393" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/lupolo.jpg 503w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/lupolo-480x375.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 503px, 100vw" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’humulus Lupulus è un angiosperma appartenente alla famiglia delle Cannabaceae. Pianta erbacea perenne, caducifoglia e latifoglia, con rizoma ramiﬁcato dal quale si estendono esili fusti rampicanti che possono raggiungere i 9–10 m di lunghezza, può vivere dai 10 ai 20 anni.</p>
<h3> </h3>
<h3>PERCHÈ IL LUPPOLO?</h3>
<p>Il luppolo nella birra viene usato per:</p>
<p>Amaricare ed insaporire: bilanciare cioè il sapore dolce delle maltodestrine residue dopo la fermentazione e conferire un sapore peculiare.</p>
<p>Aromatizzare: conferisce alla birra uno spettro aromatico che può andare dall’erbaceo al legnoso, dallo speziato al fruttato e dal resinoso al tè (e molto altro!!!)</p>
<p>Conservare: Il luppolo ha qualità antibatteriche selettive che lo hanno reso fondamentale nel tempo perché si vide che la birra con più luppolo si conservava più a lungo.</p>
<p>Stabilizzare la schiuma: Gli alpha acidi isomerizzati provenienti dal luppolo interagiscono debolmente con le proteine solubili provenienti dal malto creando un complesso con l’acqua capace di intrappolare la CO2 formando le bollicine stabili che formano la schiuma.</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_4  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3>LA LUPPOLINA</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207477  alignleft" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/luppolina.jpg" alt="" width="172" height="259" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/luppolina.jpg 398w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/luppolina-199x300.jpg 199w" sizes="(max-width: 172px) 100vw, 172px" />La luppolina è una polvere giallognola e resinosa che contiene tutte le sostanze che interessano al birraio e che sono chiave nel processo produttivo della birra.</p>
<p>La luppolina contiene principalmente:</p>
<ul>
<li><strong>𝛂-acidi:</strong> humulone, co-humulone,<br />adhumulone</li>
<li><strong>β-acidi:</strong> lupulone, colupulone, adulapulone</li>
<li><strong>Oli essenziali:</strong> mircene, farnesene, carioﬁllele, linalolo, humulene,…</li>
<li><strong>Polifenoli</strong></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3>COME SI USA IL LUPPOLO?</h3>
<h4> </h4>
<h4>BOLLITURA</h4>
<p>Durante la bollitura il luppolo può essere usato per conferire amaro alla birra attraverso l’isomeriazzazione degli 𝛂-acidi.</p>
<p>Gli oli essenziali tuttavia vengono quasi del tutto volatilizzati durante la bollitura perché estremamente volatili. Per conferire aroma di luppolo nelle birre a bassa fermentazione tradizionalmente i luppoli vengono usati nella fase ﬁnale della bollitura. Una bollitura lunga invece favorisce oltre che l’amaricatura anche la precipitazione dei polifenoli e dei complessi proteici con conseguente illimpidimento del mosto.</p>
<h4> </h4>
<h4>DRY HOPPING</h4>
<p>La tecnica più diffusa per conferire alla birra gli aromi del luppolo è quella del dry hopping che consiste nell’aggiungere luppolo alla birra gia fermentata. Alcuni stili di birra trovano in questa tecnica il loro carattere distintivo (prime fra tutti le varie declinazioni dello stile IPA)</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_5  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3>LIEVITI</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207485 size-full aligncenter" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/lieviti.jpg" alt="" width="531" height="383" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/lieviti.jpg 531w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/lieviti-480x346.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 531px, 100vw" /></p>
<h3> </h3>
<h3>SACCHAROMYCES</h3>
<p>Saccharomyces è un genere appartenente al regno dei Funghi. Deriva dal latino “fungo dello zucchero”. É un organismo unicellulare eucariota (l’unica cellule di cui è composto un esemplare è dotata ovvero di un nucleo cellulare. Sono organismi antichissimi.</p>
<p>La loro nascita si fa risalire a circa 1 miliardo di anni. Le varie specie di saccaromiceti che esistono sulla terra vivono tutt’intorno a noi.</p>
<h3>LIEVITI USATI NELLA PRODUZIONE DELLA BIRRA</h3>
<p><strong>Lieviti di coltura:</strong> sono lieviti che sono stati selezionati nei secoli ed oggi sono usati come colture pure (da una sola cellula madre)</p>
<p><strong>Lieviti Selvatici:</strong> Una minoranza di stili birrai tradizionali utilizzano ancora l’azione di lieviti che non provengono da colture selezionate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_6  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3>CEPPI DI LIEVITO</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207486  alignright" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/CEPPI-DI-LIEVITO.jpg" alt="" width="246" height="437" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/CEPPI-DI-LIEVITO.jpg 433w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/CEPPI-DI-LIEVITO-169x300.jpg 169w" sizes="(max-width: 246px) 100vw, 246px" />I ceppi di lievito usati commercialmente hanno proprietà uniche e differiscono anche moltissimo tra di loro anche se appartenenti alla stessa specie.</p>
<p>Le caratteristiche principali da tenere in considerazione nella scelta di un lievito sono:</p>
<ul>
<li>Stile di riferimento</li>
<li>Caratteristiche sensoriali</li>
<li>Performance fermentativa</li>
<li>Caratteristiche tecniche quali:
<ul>
<li>➤ Attenuazione apparente</li>
<li>➤ Intervallo di temperatura ottimale</li>
<li>➤ Capacità flocculativa</li>
<li>➤ Toleranza all’alcool</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_7  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3>ACQUA</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207487  alignright" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/ACQUA.jpg" alt="" width="420" height="321" />LA COMPOSIZIONE MINERALE DELL’ACQUA</p>
<h3> </h3>
<p>Oggi la tecnologia ci permette di modiﬁcare a nostro piacimento il proﬁlo minerale dell’acqua arricchendola o impoverendola di alcuni composti chiave che hanno funzioni speciﬁche.</p>
<p>Gli elementi ed i composti principali che devono essere presenti nell’acqua e che hanno una funzione speciﬁca sono:</p>
<ul>
<li>Calcio</li>
<li>Magnesio</li>
<li>Rame</li>
<li>Ferro</li>
<li>Zinco</li>
<li>Cloruri</li>
<li>Solfati</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_8  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3>LE FASI DELLA PRODUZIONE</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207492 alignnone size-full" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/LE-FASI-DELLA-PRODUZIONE.jpg" alt="" width="947" height="609" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/LE-FASI-DELLA-PRODUZIONE.jpg 947w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/LE-FASI-DELLA-PRODUZIONE-480x309.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 947px, 100vw" /></p>
<h3> </h3>
<h3>FRANTUMAZIONE DEL MALTO</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207493  alignright" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/frant.jpg" alt="" width="228" height="260" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/frant.jpg 479w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/frant-263x300.jpg 263w" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" /></p>
<p>A meno che il birrificio non sia progettato attorno ad un così detto “mash filter” capace di gestire le farine, il malto non viene ridotto in polvere ma gentilmente schiacciati.</p>
<p>Per fare questo il sistema migliore è quello di un mulino a due dischi contro-rotanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>MASHING &#8211; AMMOSTAMENTO</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207494  alignleft" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/mashing.jpg" alt="" width="212" height="343" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/mashing.jpg 474w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/mashing-185x300.jpg 185w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></p>
<p>L’ammostamento é il processo che porta alla conversione degli amidi presenti nel malto in zuccheri che possono poi essere metabolizzati dal lievito attraverso la glicolisi e trasformati in H₂O,C₂H₆O, e CO₂</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3> </h3>
<h3> </h3>
<h3>FILTRAZIONE</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207495  alignleft" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/filtro.jpg" alt="" width="207" height="255" />La filtrazione è una delle fasi chiave di tutto il processo. É in questa fase che il mosto viene separato dalla porzione solida della miscela e illimpidito fino a che non raggiunge la lampidità adatta alla fase di bollitura. Si compone di 3 fasi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3> </h3>
<h3> </h3>
<h3>RISCIACQUO</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207496  alignleft" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/risququo.jpg" alt="" width="236" height="309" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/risququo.jpg 454w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/risququo-229x300.jpg 229w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" />Al fine di estrarre più materiale zuccherino possibile dalla miscela è necessario risciacquare i grani esausti in modo da ridurre al minimo le perdite migliorando l’efficienza del processo.</p>
<p>Evitando che il “letto di trebbie” si scopra (evitando cioè che aria possa penetrare all’interno) si aggiunge acqua calda (78°) sulla sommità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3> </h3>
<h3> </h3>
<h3> </h3>
<h3>BOLLITURA</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207497  aligncenter" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/Screenshot-2021-03-24-at-17.49.10.png" alt="" width="445" height="566" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_9  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3>PERCHÈ BOLLIRE IL MOSTO?</h3>
<h4>1. Sterilizzazione e innattivazione enzimatica.</h4>
<h4>2. Isomerizzazione e solubilizzazione degli 𝛼- acidi del luppolo</h4>
<h4>3. Evaporazione composti aromatici indesiderabili.</h4>
<h4>4. Formazione di nuovi composti aromatici (reazioni di Maillard)</h4>
<h4>5. Coagulazione tannino-proteica.</h4>
<h4>6. Abbassamento pH e precipitazione composti del calcio insolubili (ossalato, fosfato)</h4>
<h3> </h3>
<h3>LE FASI DELLA PRODUZIONE: WHIRLPOOL</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207501 alignnone size-full" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/Screenshot-2021-03-24-at-17.53.45.png" alt="" width="1142" height="1038" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/Screenshot-2021-03-24-at-17.53.45.png 1142w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/Screenshot-2021-03-24-at-17.53.45-980x891.png 980w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/Screenshot-2021-03-24-at-17.53.45-480x436.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1142px, 100vw" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>WHIRLPOOL</h3>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207502 size-full alignright" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/whi.jpg" alt="" width="312" height="157" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/whi.jpg 312w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/whi-300x151.jpg 300w" sizes="(max-width: 312px) 100vw, 312px" />Il whirlpool é un’invenzione molto recente entrata a far parte del processo di fabbricazione della birra solamente negli anni ’60. Sviluppato da Henry Ranulph Hudson consiste nel far ruotare il mosto dopo la bollitura.</p>
<p>Hudson risolse il problema grazie alla spiegazione che Einstein nel 1926 aveva dato del fenomeno delle foglie di tè che sospese nel liquido si concentrano sul fondo della tazza quando questa viene mescolata.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-207503  alignright" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/whit.jpg" alt="" width="350" height="263" srcset="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/whit.jpg 462w, https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/whit-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" />Analogamente il whirlpool porta la sospensione solida in esso presente a concentrarsi verso il centro e sul fondo del tino consentendo poi di prelevare il mosto pulito dal limite in basso della parete.</p>
<p>La separazione del mosto limpido dalle parti solide consente una migliore stabilità organolettica nel tempo, migliore pulizia di gusto e di aroma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_10  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><h3> </h3>
<h3>RAFFREDDAMENTO DEL MOSTO</h3>
<h3><img loading="lazy" class="wp-image-207504  alignleft" src="https://birradeivespri.it/wp-content/uploads/2021/03/Screenshot-2021-03-24-at-17.57.54.png" alt="" width="450" height="669" /></h3>
<p>Prima di poter essere fermentato il mosto dev’essere raffreddato ﬁno ad una temperatura idonea per il lievito. Ci sono varie tecniche per ottenere questo risultato:</p>
<ul>
<li>Scambiatore a piastre: Solitamente il sistema più usato è quello di fare scorrere il mosto in maniera turbolenta all’interno di una batteria di piastre in acciaio inox al di la delle quali scorre acqua fredda in direzione opposta al ﬂusso del mosto.</li>
</ul>
<h3> </h3>
<h3>FERMENTAZIONE E CONDIZIONAMENTO</h3>
<ul>
<li>Al mosto viene aggiunto il lievito ed ha inizio la fase fermentativa. Da questo momento possiamo deﬁnirla birra. L’attività fermentativa produrrà alcool , anidride carbonica, acqua e una miriade di composti organici aromatici che conferiscono alle birre il loro sapore e aroma.</li>
<li>Alla ﬁne della fermentazione la birra viene raﬀreddata in modo da favolirne l’illimpidimento e poi è pronta per il confezionamento.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p></div>
			</div>
			</div>
				
				
				
				
			</div>
				
				
			</div>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La Birra Saison &#038; Biere De Garde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Bucaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 14:17:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[La Birra Saison La Birra Saison: storia, caratteristiche e abbinamenti &#160; Nei territori di confine tra il nord-est della Francia e il Belgio, nel periodo a cavallo tra il XVIII e XIX secolo, i territori corrispondenti alla parte nord del Passo di Calais e le Fiandre risultavano molto simili per tradizioni contadine e culture. Nelle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<h1>La Birra Saison</h1>
<h3></h3>
<h3 class="LC20lb DKV0Md">La Birra Saison: storia, caratteristiche e abbinamenti</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nei territori di confine tra il nord-est della Francia e il Belgio, nel periodo a cavallo tra il XVIII e XIX secolo, i territori corrispondenti alla parte nord del Passo di Calais e le Fiandre risultavano molto simili per tradizioni contadine e culture. Nelle fattorie del tempo tutto era rivolto verso una produzione per l’autosostentamento; si coltivavano cereali, frutta, ortaggi. Non deve quindi stupire quindi che gli agricoltori del tempo, per una piena gestione delle risorse dei campi, producessero anche la birra sia per il proprio fabbisogno che quello dei lavoratori dei campi (detti appunto saisonnière) durante le fatiche estive. La produzione di birra inoltre era profondamente radicata nella cultura fiamminga e questo alimentava una solida tradizione che è confluita, ai giorni nostri, nella famiglia delle cosiddette <strong>farmhouse ale</strong> o <strong>birre di fattoria.</strong></p>
<p>Le materie prime utilizzate erano quelle che offrivano i raccolti, dall’orzo al frumento, alla segale e all’avena sia in forma grezza che maltati. Trattandosi inoltre di birre stagionali il cui scopo ultimo era quello di essere dissetanti, al contempo nutrienti e che potessero tenere nel tempo, visto che passavano diversi mesi dalla produzione al consumo, i birrai sapevano di dover lavorare molto o sul contenuto di alcol o sulla luppolatura rendendole molto secche ma che garantisse una facile bevuta.<br />
In questi territori, gli approcci si diversificarono nel tempo sino a stabilire due famiglie di stili differenti: le <strong>Saison in Vallonia (Belgio)</strong> e le <strong>Bière de Garde in Francia</strong>.</p>
<p>In questa prima parte incentriamo il racconto sul lato belga della produzione: <strong>Le Saison</strong> legata ai saisonniers – i braccianti stagionali. È abbastanza consolidata l’idea che la produzione fosse concentrata soprattutto nei periodi di dicembre, poco prima del Natale e a marzo, quando era più ampia la pausa dalle attività dei campi.</p>
<p>Le materie prime erano abbastanza varie, in funzione delle disponibilità del fattore tra le rimanenze della fine del raccolto e l’inizio del nuovo; l’orzo, sicuramente il cereale più utilizzato, disponibile nelle stagioni invernali, pur tuttavia non mancavano frumento, segale e avena ma soprattutto un caratterizzante ceppo di lievito, l’omonimo Belgian Saison, il quale ha la peculiarità di lavorare a temperature più alte del tradizionale ceppo di lievito ad alta fermentazione.</p>
<p>Questo consentiva di ottenere birre uniche nel loro genere, con un profilo esplosivo carico di fenoli speziati e con un buon apporto di esteri fruttati.</p>
<p>Mentre le Saison preferiscono spezie e luppoli, risultando piacevolmente amare e rinfrescanti, talvolta leggermente acidule, le Bière de Garde prediligono note dolci e maltate, anche leggermente tostate, con il luppolo a svolgere un ruolo secondario, equilibrante. In quanto alla fermentazione pare che storicamente fossero le uniche birre belghe prodotte a basse temperature, beneficiando delle temperature fresche delle cantine, per poi essere rifermentare ad alte temperature.</p>
<p>Non per nulla il significato letterale è <strong>birra da cantina</strong>, dove la birra veniva maturata. Da questa pratica è nata la diffusa convinzione che le Bière de Garde ammettano stilisticamente sentori stantii, legnosi, di tappo di sughero, ammuffiti, tipici della cantina appunto. In realtà pare si tratti sempre e comunque di difetti determinati da una scorretta conservazione: di fatto la birra dovrebbe essere molto più pulita.</p>
<p>Come detto si tendeva ad adottare soluzioni che permettessero una buona conservabilità delle birre e nel caso delle Saison il metodo di elezione era quello di procedere a luppolature generose, sia in fase di bollitura che nelle fasi successive. Per rendere ancora più appetibili queste birre stagionali, a seconda di quelle che erano le disponibilità del contadino, era frequente l’aggiunta una miscela di spezie e aromi detta “gruyt”, tra i quali dominavano coriandolo, pepe, zenzero, senza tuttavia una ricetta precisa.</p>
<p>All’epoca di cui si parla la fermentazione era ovviamente affidata ai lieviti spontanei, protagonisti di processi fermentativi che, durante il lungo periodo di maturazione, portavano a un livello di attenuazione molto elevato che conferiva alla bevanda un grado di secchezza molto spinto.</p>
<p>A ciò si aggiungevano delle note acidulo-lattiche attribuibili al verificarsi quasi immancabilmente di ulteriori fermentazioni ad opera dei batteri lattici e brettanomiceti. questa combinazione di microrganismi, durante la (lunga) seconda fermentazione, riusciva a convertire anche le catene di destrine non commestibili per i lieviti “domestici”, finendo per dare al sorso una notevole secchezza; mentre la contaminazione lattica contribuiva con i suoi apporti peculiari, così apprezzati in passato.</p>
<p>La coltura applicata da ciascun produttore veniva di solito riutilizzata, trasferendola da una cotta all’altra: quando un ciclo si esauriva (a causa magari di un mosto troppo debole o per altri problemi di varia natura), era pratica comune chiedere in prestito il lievito del vicino, capace di adattarsi in poco tempo al nuovo ambiente.</p>
<p>Gli avanzamenti tecnologici che hanno permesso di migliorare il processo produttivo e di innalzare la qualità, ma necessariamente<strong> </strong>hanno anche eliminato alcune peculiarità più “selvatiche” nel modo di intendere la bevanda.</p>
<p>È il motivo per cui oggi le Saison e le Bière de Garde non sono che una lontana imitazione delle vere birre delle fattorie di Belgio e Francia, soprattutto perché hanno perso la loro componente “funky”. Questo aspetto è invece stato recuperato da diversi birrifici americani, che spesso propongono le loro versioni di Farmhouse Ale prodotte con l’inoculo di Brettanomiceti, con passaggi in legno o addirittura con fermentazioni spontanee.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ffffff;"><strong><a class="et_pb_button et_pb_custom_button_icon et_pb_button_0 et_pb_bg_layout_light" style="color: #ffffff;" href="https://birradeivespri.it/le-nostre-birre/" data-icon="$">Scopri Le Nostre Birre</a></strong></span></p>
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		<title>La Storia della Birra IPA</title>
		<link>https://birradeivespri.it/la-storia-della-birra-ipa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Bucaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 13:54:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://birradeivespri.it/?p=207419</guid>

					<description><![CDATA[La Storia della Birra IPA &#8211; India Pale Ale Birra IPA: origini, storia e caratteristiche delle birre India Pale Ale &#160; Le divisioni principali delle IPA sono quattro: English IPA: lo stile inglese è quello che prima di tutti ha alimentato l’estro dei mastri birrai. Questa varietà tende ad essere meno luppolata della corrispondente americana, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<h1><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit">La Storia della Birra IPA &#8211; India Pale Ale</span></span></h1>
<h3></h3>
<h3 class="LC20lb DKV0Md"><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit">Birra IPA: origini, storia e caratteristiche delle birre India Pale Ale</span></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit">Le divisioni principali delle IPA sono quattro:</span></span></p>
<ul>
<li><strong>English IPA</strong>: lo stile inglese è quello che prima di tutti ha alimentato l’estro dei mastri birrai. Questa varietà tende ad essere meno luppolata della corrispondente americana, sorseggiandola si incontrano sentori fruttati; all’occhio risalta immediatamente il suo colore dorato. Il loro grado alcolico si aggira tra il 4,5% e il 7,1%; queste birre tendono ad essere particolarmente asciutte e secche.</li>
<li><strong>American IPA</strong>: i mastri birrai americani hanno rinvigorito le birre Ipa prodotte dai loro cugini oltreoceano aggiungendo dei sapori piuttosto forti. I luppoli dominano le American Ipa, che risultano particolarmente amare. A questi sentori si aggiungono quelli agrumati o erbacei, ben bilanciati dai malti presenti. Solitamente, il grado alcolico di queste birre va dal 6,3% al 7,6%.</li>
</ul>
<h4></h4>
<h4><strong>I sottostil: </strong></h4>
<ul>
<li>Red (o Amber) IPA</li>
<li>White IPA</li>
<li>Rye (Segale) IPA</li>
<li>Black IPA</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Imperial Ipa o Double Ipa</strong>: se si ritengono particolarmente intense le American Ipa, le Double Ipa porteranno le nostre papille gustative completamente ad un altro livello, la loro amarezza, però, è tutt’altro che pesante e, al contrario, risulta particolarmente piacevole e rinfrescante. Il grado alcolico delle Double Ipa è piuttosto elevato (7,6%-10,6% circa).</li>
<li><strong>Session IPA</strong>: vista la proprietà rinfrescante delle birre Ipa, i mastri birrai hanno iniziato a produrre anche uno stile con un grado alcolico inferiore (circa dal 3,7% al 5%), per poter gustare una buona birra senza particolari preoccupazioni, esse sono meno intense delle loro controparti statunitensi e presentano una luppolatura medio-forte.</li>
</ul>
<p>Nell’ Ottocento la birra più bevuta dai lavoratori inglesi era la Porter, scura e ben luppolata. Al contrario, richiedendo una ALE sarebbe stata servita una Mild.</p>
<p>E’ proprio da una costola delle ALE che nascono le Pale Ale, di colore più chiaro e più luppolate rispetto alle prime, chiamate Bitter (amaro). Le birra più di successo erano quelle prodotte nella cittadina di Burton, nello Staffordshire, poiché l’acqua dei pozzi era particolarmente ricca di solfati e tale peculiarità esaltava le caratteristiche dello stile.</p>
<p>Ogni birrificio produceva Bitter diverse, da quelle più leggere a quelle più forti. La versione più estrema era la Stock Pale Ale, piuttosto luppolata e di gradazione alcolica più elevata, da far maturare 12 mesi. Essendo più costose delle Porter o delle Mild erano consumate specialmente dalle classi benestanti.</p>
<p>Tuttavia, le Pale Ale veniva prodotte anche in altre zone, specialmente nell’estremità orientale di Londra, al confine fra Middlesex ed Essex, la Bow Brewery, fondato da George Hodgson e condotto dal figlio Mark Hodgson, era uno dei minuscoli birrifici che si cimentava in queste produzioni. La sua fortuna fu quella di essere ubicata vicino ai moli dove attraccavano le navi della Compagnia delle Indie Orientali, che portava spezie e materie prime dalle colonie asiatiche. Per affrontare il viaggio di ritorno i commercianti riempivano la stiva di beni da rivendere ai coloni e, tra le varie merci, c’era anche la birra che fece letteralmente impazzire i colori, poiché, nel corso dei tre/quattro mesi di viaggio, tra i cambiamenti di temperatura e gli sballottamenti della traversata, arrivò a destinazione in una condizione simile a quella conseguente ad una maturazione di diversi anni. I coloni la ritennero la miglior birra mai bevuta. In questo modo la birra IPA ebbe un enorme successo.</p>
<p>Negli anni successivi, l’esportazione di <strong>India Pale Ale</strong> – si comincia a usare tale dicitura dal 1829 per indicare le Pale Ale destinate ai coloni inglesi – è dominata da Bass, seguito da Hodgson e da Allsopp. In questo modo la Bass Pale Ale divenne uno dei brand di maggiore successo del periodo. <strong>Modificarono quindi leggermente la ricetta della tradizionale Pale Ale</strong> aumentandone il volume alcolico (più alcool significa maggiore resistenza alle infezioni della birra) e incrementando il quantitativo di luppolo, usato per conferire amaro alla birra ma anche come antiossidante e antibatterico naturale.</p>
<p><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit">Un momento fondamentale per la storia delle Birre IPA è nel 1839, quando arrivò la ferrovia a Burton Upon Trent e ciò consente i collegamenti nazionali più rapidi e un trasporto più sicuro della bevanda. </span><span style="vertical-align: inherit">Questo permesso il dominio definitivo dei birrifici di Burton su quel segmento di mercato.</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit">Ecco, dunque, la mappatura genealogica dell&#8217;IPA inglese con il punto cronologico di prima separazione tra la versione statunitense: punto che coincide con il lancio sul mercato, il 18 aprile 1975, da parte della “ </span></span><strong><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit">Anchor Brewing</span></span></strong><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit"> ” (di San Francisco), della Liberty Ale. </span><span style="vertical-align: inherit">La prima IPA brassata con uso massiccio di Cascade in dry hopping e in regime, e la  </span></span><strong><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit">Celebration Ale di Sierra Nevada</span></span></strong><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit"> , lanciata nel 1981.</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit">Le birre in stile India Pale Ale hanno delle caratteristiche molto nette che le rendono facilmente riconoscibili dalle altre tipologie birrarie. </span><span style="vertical-align: inherit">All&#8217;aspetto si presentano di un colore tra il rame e l&#8217;ambrato carico, dovuto di malti inglesi di tipo “Caramel”. </span><span style="vertical-align: inherit">La maggior parte di loro risulta pulita e trasparente, anche se alcune versioni molto luppolate, soprattutto se in dry-hopping (tecnica di luppolatura a freddo dopo la primissima fermentazione), possono presentare una velata opacità.</span></span></p>
<p><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit">La schiuma è presente e persistente, di colore bianco e leggermente pannosa. </span><span style="vertical-align: inherit">Al naso si percepiscono aromi fruttati derivanti dalla fermentazione, come pesca e frutta gialla, o derivanti dal malto come biscotto e caramello. </span><span style="vertical-align: inherit">Immancabile e spesso preponderante è il contributo del luppolo, usato anche in fase di dry-hopping, che conferisce al naso sentori di erba, resina o floreali.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ffffff"><strong><a class="et_pb_button et_pb_custom_button_icon et_pb_button_0 et_pb_bg_layout_light" style="color: #ffffff" href="https://birradeivespri.it/le-nostre-birre/" data-icon="$"><span style="vertical-align: inherit"><span style="vertical-align: inherit">Scopri Le Nostre Birre</span></span></a></strong></span></p>
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		<title>Trova Birra dei Vespri</title>
		<link>https://birradeivespri.it/trova-birra-dei-vespri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Bucaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2020 11:35:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[ECCO I LOCALI DOVE POTETE BERE E COMPRARE LE NOSTRE BIRRE: DIONISO Via San Michele N.15 Savoca ME AGRITURISMO VILLA OLIVA Via Mondello, n.27 Santa Flavia PA AL SICILIANO Via Orologio, n.37 Palermo PA ALIMENTARI CAMBRIA Via Simone Cuccia, n.26 Palermo PA ANTICA FOCACCERIA Piazza Sepolcro n.18 Bagheria PA LA ROTONDA Via Della Rotonda N. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>ECCO I LOCALI DOVE POTETE BERE E COMPRARE LE NOSTRE BIRRE:</strong></h3>
<table width="840">
<tbody>
<tr>
<td width="280">DIONISO</td>
<td width="280">Via San Michele N.15</td>
<td width="168">Savoca</td>
<td width="112">ME</td>
</tr>
<tr>
<td>AGRITURISMO VILLA OLIVA</td>
<td>Via Mondello, n.27</td>
<td>Santa Flavia</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>AL SICILIANO</td>
<td>Via Orologio, n.37</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>ALIMENTARI CAMBRIA</td>
<td>Via Simone Cuccia, n.26</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>ANTICA FOCACCERIA</td>
<td>Piazza Sepolcro n.18</td>
<td>Bagheria</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>LA ROTONDA</td>
<td>Via Della Rotonda N. 8</td>
<td>Casteldaccia</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>BAR TEBI&#8217;</td>
<td>Via Matteotti snc</td>
<td>Casteldaccia</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>TAVERNA DEI CANTI</td>
<td>via Maqueda n.229</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>BINARIO 450</td>
<td>Via del sole n.42</td>
<td>Bagheria</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>BOTTEGA MONTELEONE</td>
<td>Via Monteleone, N.10</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>CAPOCOLLO SRLS</td>
<td>Via Maqueda, n.200</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>CORSO VITTORIO 113 Drink &amp; Food</td>
<td>Corso Vittorio Emanuele, n.113</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>DECA BISTROT</td>
<td>Piazza G. Meli, n.1</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>ENOTECA DEL CORSO</td>
<td>Via Loreto, 64</td>
<td>Altavilla Milicia</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td width="280">ENOTECA VINUM BONUM</td>
<td>Via Rinaldo D&#8217;Aquino, n.39</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>FRIDDU SRLS</td>
<td>Via Dei Quartieri  3/A</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>GUSTI DIVINI</td>
<td>Via E. Restivo, n. 61</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>HOTEL LIDO VETRANA</td>
<td>Via Litoranea Piani 73</td>
<td>Trabia</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>L&#8217;UVA E UN QUARTO</td>
<td>Viale M.SS. Mediatrice, n.34</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>LA CUCINA DI ALU&#8217;</td>
<td>Via Velasquez, n.27</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>LA FENICE</td>
<td>Via Acqua dell&#8217;Oro, n.2</td>
<td>Trabia</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>LE BARRIQUE</td>
<td>Via Arcivescovado, N.4</td>
<td>Monreale</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>LIDO LA CALA</td>
<td>Via C. Valeria Sn C.Da Sciabica</td>
<td>Altavilla Milicia</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>L&#8217;ANGOLO DELLA BIRRA</td>
<td>Via Cluverio, N.24</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>MADOSA DRINK</td>
<td>Contrada Vicinale Battaglia</td>
<td>Trabia</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>REVINO &amp; CO.</td>
<td>VIA Giulio Cesare, n.2</td>
<td>Villabate</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>LE ANGELICHE</td>
<td>Vicolo Abbadia, N.10</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>SAMANTHA CAFE&#8217;</td>
<td>Via Dante n.56/B</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>SAN LORENZO MERCATO</td>
<td>Via Villa Malta n.15</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>SIT E MANCIA</td>
<td>Via Porta Carini 63/65</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>SIZILIENGENNUS Di Peter Junker</td>
<td>Via Loreto Sn</td>
<td>Altavilla Milicia</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>BITTA</td>
<td>Via V.E. Orlando, 126</td>
<td>Santa Flavia</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>SUGO&#8217;</td>
<td>Piazza Generale Cascino, n.163/165</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>TANIT La Porta Del Mare</td>
<td>Via Amilcare Ponchielli, n.34</td>
<td>Bagheria</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>THE NAVY</td>
<td>Via Cala n. 46</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>A CUCCAGNA</td>
<td>Via Iannelli</td>
<td>Termini Imerese</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>TIMILIA</td>
<td>Via Maqueda N.221</td>
<td>Palermo</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>TOCCA A TIA</td>
<td>Via Falcone e Borsellino n.82</td>
<td>Termini Imerese</td>
<td>PA</td>
</tr>
<tr>
<td>SICULI&#8217;</td>
<td>Via fiorentina 51</td>
<td>Pistoia</td>
<td>PT</td>
</tr>
<tr>
<td>LE ECCELLENZE DELLO STAGNONE</td>
<td>Contrada San Michele rifugio 77/D</td>
<td>Marsala</td>
<td>TP</td>
</tr>
<tr>
<td>PICOLIT PUB</td>
<td>Via Discesa Marina n. 57</td>
<td>Castellammare del Golfo</td>
<td>TP</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
					
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